Claudio Fucci





Scritti attorno alla musica

sulla musica

e dentro la musica





Musica “varia” da sottofondo e musica “colta” per le rubriche, Una logica non più praticabile per le radio democratiche.

Essere una radio democratica è anche proporre e ricercare nuovi modi di trasmettere musica.
Questo non è un discorso semplice, poiché la Rai ci ha, quasi da un lustro, abituati ad un ascolto passivo, ad un consumo inconsapevole e involontario della musica.
E’ un modo di Fruire, di ascoltare molto difficile da cambiare e riorganizzare in una nuova proposta, in nuovi e diversi modelli musicali e culturali.
Poiché l’ascolto involontario è quello più diffuso, anche il più pericoloso, è interessante parlare di quella musica che rientra più facilmente in questo tipo di ascolto: la musica “di sottofondo”.
Per musica di sottofondo intendo tutta quella musica al di fuori delle rubriche specializzate.
Mentre la musica della rubrica tende a proporre un ascolto di tipo critico, la musica di sottofondo si propone di riempire spazi, colmare i vuoti tra i parlati, “staccare” la pubblicità, ecc…
E’ quindi trattata con notevole noncuranza, lasciata ai “meno specializzati”… tanto non è cultura, non incide, è un passatempo.
A parte l’illegittimità di questa costante divaricazione tra “cultura” e “sottofondo”, la musica di sottofondo raramente viene analizzata, scelta, discussa e molto spesso è affidata al caso, al disco che per circostanze fortuite è rimasto sul tavolo.
Poiché non solo gli ascoltatori hanno subito cinquantenni di Rai, ma anche quelli che oggi sono gli operatori delle radio, è evidente come per loro sia scontato un tipo di ascolto involontario, almeno in certe fasce orarie.
Si arriva così, anche nelle radio democratiche, ad una continua scissione tra musica di cultura e musica “varia”: riproducendo la divisione tra razionale (importante) e irrazionale “marginale”.
Mi sta molto a cuore questa musica così sottovalutata, ma non è una simpatia tipo “pietà”, piuttosto è consapevolezza dell’enorme importanza che essa ricopre all’interno dall’economia delle trasmissione e del discorso politico di una radio.
Non è necessario ascoltare attentamente per ricevere un messaggio anzi il più delle volte è più facile essere condizionati inconsapevolmente.
Non vi siete mai ritrovati al mattino a canticchiare una canzone che odiate e che giurate di non aver mai ascoltato? La musica di sottofondo è più importante di quella trasmessa dalle rubriche.
La musica di sottofondo è la discriminante tra le radio. Radio Milano International è una radio reazionaria, non solo perché trasmette quasi esclusivamente musica, neanche perché la musica che trasmette è solo certa “musika” ma perché, a parere mio, trasmette questa musica attraverso esclusivamente il meccanismo dell’ascolto immotivato e involontario, del sottofondo al vivere quotidiano. E’ fatta per condizionare. Per questo, visto che do per scontato che nelle radio democratiche le rubriche e i servizi giornalistici sono affrontati con professionalità e coscienza politica, mi occupo di quella musica che non gode di queste attenzioni ed è così importante.
Non a caso a gestire queste fasce di musica sono quelli ritenuti meno specializzati, meno preparati.
A questo punto non vorrei essere frainteso perché so benissimo che non è possibile trasmettere in certe fasce orarie della musica “difficile” e che non si può fare una radio solo di rubriche e che comunque è necessario colmare vuoti imprevisti.
Ma a parte il fatto che per essere buona musica non è detto che debba essere “difficile” quello su cui voglio che si fermi l’interesse di tutti è la necessità di dare importanza politica e culturale anche a questa musica e toglierla quindi dal limbo della casualità. Questo tessuto connettivo tra i parlati, tra le rubriche e le zone “nobili” deve essere allo stesso livello, forse a un livello superiore, proprio , lo ripeto, perché l’ascolto che vi si produce è involontario.
Vorrei rovesciare il modo consueto di suddividere la musica nei programmi delle radio: musica “valida” nelle rubriche e tutto il resto nel sottofondo.
Sono sempre stato dell’avviso che la musica debba essere presentata tutta, questo però è un discorso valido per le rubriche dove c’è la possibilità di un ascolto critico.
Nella musica di sottofondo invece il discorso deve essere di una scelta abbastanza rigida, di musica valida con messaggi positivi.
Visto che questa scelta è sempre discrezionale agli indirizzi del redattori, ecco la ragione per cui prima affermavo che la musica di sottofondo è la discriminante delle radio è ciò che una radio è consapevole di trasmettere rischiando di influenzare inconsapevolmente l’ascoltatore.
Sarà la musica quindi più ragionata, più pensata e quella più curata dai redattori più specializzati.
In questo modo si può presentare tutta la musica all’interno dei vari programmi e “tutta la musica” è un discorso culturale senza più divaricazioni tra razionale e irrazionale e sottovalutazione di quest’ultimo come fatto “privato”.
E’ quindi indispensabile qualificare tutta la musica trasmessa e anche quella di sottofondo. Qualificare non vuole dire però renderla seriosa, pesante ma tenere presenti le tre direttrici per me fondamentali: qualità, discorso, produzione.
Per qualità intendo anche la semplicità e cioè la capacità di rendere comprensibile il proprio discorso.
Per produzione intendo la necessità per le Radio Democratiche di essere promotrici di personaggi e produzioni che non hanno altri canali per farsi conoscere e portano avantio anche nella produzione un discorso democratico.
Infine quando si parla di musica di sottofondo viene spontanea la domanda: questa musica deve sottolineare il parlato, corrispondere a quello che si dice?
Se si parla di uno sciopero o di una manifestazione si deve mettere sul piatto un disco degli Inti Illimani?
Se un compagno è caduto sotto i colpi della ferocia delle istituzioni si trasmetterà “morti di Reggio Emilia?”
Al di la del fastidio quasi fisico che personalmente provo davanti a queste operazioni, misto ad un senso di scontato e asfittico, credo che questo modo di usare la musica sia vecchio ma soprattutto confessionale e mutuato dai sistemi RAI. Come quando il venerdì Santo la Rai trasmette dolo musica da camera, musiche della Passione, messe cantate, ecc.
Questo uso della musica può capitare incidentalmente ma non può essere regola o addirittura discriminante per chi vuole fare un discorso rivoluzionario. Non vorrei sentire in un futuro molto lontano, ma che io credo sicuro, le Radio Democratiche trasmettere solo marce, inni, canti di lavoro.

Claudio Fucci

Articoli

Musica “varia” da sottofondo e musica “colta” per le rubriche, Una logica non più praticabile per le radio democratiche.
Il quotidiano dei lavoratori il 5 maggio 1977 pag. 6


Musica per sviluppare un’ideologia di classe.
Nelle radio democratiche la musica deve uscire dai ghetti e dalla casualità delle scelte. Il quotidiano dei Lavoratori 5 maggio 1977


Speranze e proposte per andare avanti
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Speranze e proposte per andare avanti
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Conservatorio: “qualcosa cambia”
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Il Canzoniere del Lazio
Quotidiano dei Lavoratori 17 aprile 1977 pa. 6


Le Multinazionali e le esperienze autogestite : due facciate del disco
Quotidiano dei Lavoratori 19 maggio 1977


Musica e feste: costruiamo un rapporto nuovo oppure faremo la festa alla nostra musica.
Quotidiano dei Lavoratori 22 aprile 1977 pa. 6


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