Claudio Fucci





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Conservatorio: “qualcosa cambia”

Il Conservatorio di Milano vive una situazione densa di contraddizioni. La sua natura di scuola d’elite per professionisti è fortemente in crisi anche per l’estendersi della domanda di musica che, insieme a un problema di strutture e di quantità, pone grossi problemi di professionalità, di linguaggio e di apertura mentale. La vecchia figura del concertista, grande esecutore, distaccato dal pubblico, perfetta macchina al servizio di un ozioso e aristocratico pubblico, non serve più. Nei concerti, sempre più frequenti, in scuole, quartieri e fabbriche, questa figura tutta “pentagramma” svela la propria intrinseca miseria. L’incapacità di comunicare e di ricevere stimoli si è formata nei lunghi anni spesi nello studio di “classici” che avulsi dalla loro realtà sociale e storica (mancava addirittura un corso di Storia della musica) hanno abituato all’astrazione e alla schizofrenia del musicista rispetto alla vita e alla realtà che mutano velocemente. Inoltre l’ignoranza assoluta di una pedagogia musicale, porta ad una incapacità di crescere insieme al pubblico, di collegare la propria proposta musicale agli interessi concreti che esso esprime. Dal Conservatorio però non escono solo concertisti ma anche insegnanti che, già frustrati nella loro scelta di insegnamento vissuta come ripiego rispetto alla carriera concertistica, si presentano ad insegnare non più in famiglie della borghesia, ma in scuole di quartieri popolari con tutti i problemi che questa nuova committenza si porta dietro. Questi insegnanti non hanno ricevuto un bagaglio minimo di conoscenze per poter affrontare questo compito, se non la conoscenza, tutta sclerotizzata, della teoria musicale o della tecnica corretta dello strumento. A queste gravi lacune negli ultimo anni si è cercato di rimediare mediante l’inserimento di un Liceo Musicale all’interno del Conservatorio. Questo Liceo, attraverso una serie di materie qualificanti come didattica, psicologia, pedagogia, sarebbe stato in grado di recuperare in parte i gravi ritardi accumulati nei confronti della realtà sociale. Inoltre poteva fornire almeno alcuni strumenti minimi ai giovani che lo frequentavano. Questo almeno è quello che pensavano gli studenti che, sull’onda del 68, erano riusciti a strappare questa conquista. Ecco però che il Liceo arriva ma… senza nessuna di materie che da tutti erano ritenute indispensabili. Quindi il Conservatorio di Milano prepara ancora musicisti e “una dimensione” avulsi dalla realtà e impotenti a capirla e quindi ad intervenirvi. Parlando con una compagna del Conservatorio che ha maturato una grossa esperienza in problemi dell’educazione musicale e che ha lavorato e lavora tuttora nelle scuole popolari di musica, ho saputo di un progetto molto allettante: creare all’interno del Conservatorio, utilizzandone quindi tutte le strutture, un centro per operatori musicali con un corso aperto a tutti e non selettivo, per una nuova professionalità. Si dovrebbero studiare, in questo ambito, materie come pedagogia musicale, musicoterapica e tutte quelle che sono state escluse dal Liceo Musicale. Questa iniziativa potrà dare un contributo importantissimo a tutti quei compagni che sono impegnati nelle Scuole Popolari. Claudio Fucci

Articoli

Musica “varia” da sottofondo e musica “colta” per le rubriche, Una logica non più praticabile per le radio democratiche.
Il quotidiano dei lavoratori il 5 maggio 1977 pag. 6


Musica per sviluppare un’ideologia di classe.
Nelle radio democratiche la musica deve uscire dai ghetti e dalla casualità delle scelte. Il quotidiano dei Lavoratori 5 maggio 1977


Speranze e proposte per andare avanti
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Speranze e proposte per andare avanti
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Conservatorio: “qualcosa cambia”
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Il Canzoniere del Lazio
Quotidiano dei Lavoratori 17 aprile 1977 pa. 6


Le Multinazionali e le esperienze autogestite : due facciate del disco
Quotidiano dei Lavoratori 19 maggio 1977


Musica e feste: costruiamo un rapporto nuovo oppure faremo la festa alla nostra musica.
Quotidiano dei Lavoratori 22 aprile 1977 pa. 6


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