Claudio Fucci





Scritti attorno alla musica

sulla musica

e dentro la musica





Musica e feste: costruiamo un rapporto nuovo oppure faremo la festa alla nostra musica.

La difficoltà di un rapporto reale, non opportunista, tra i musicisti e il movimento, è un nodo che soffoca tutta una serie di discorsi e iniziative anche positive come le feste popolari. I banchetti dei panini, dei libri, i programmi improvvisati e contraddittori, i dibattiti con gli artisti sempre evasi o, nella migliore delle ipotesi, evasivi; tutte queste cose e altro ancora ci fanno riflettere e ribadire che non è fatica sprecata riaprire un dibattito su cose dette e ripetute ma mai messe in pratica vera­mente. Festa vuoi dire certamente socializzazione, aggregazione, sta­re insieme; parlare del ruolo che 1a musica ha avuto e deve avere nello stare insieme in maniera nuova e alternativa vuol dire parlare del ruolo della musica e dei musicisti nei confronti deil movimento e delle feste. Fino ad oggi la musica è stata un po' l'elemento aggregante per antonomasia nelle feste, quello capace di richiamare i compa­gni, facendoli smettere, almeno per un po' di peregrinare tra í banchetti della festa, per racco­gliersi tutti insieme attorno al palco “centro di tutto”. Non c'era dibattito o situazio­ne che potesse competere con la­ musica come momento cataliz­zante della festa; ma essere capaci di riunirsi tutti solo per ascoltare per consumare dei suoni é un modo di stare insieme in maniera ancora subalterna. L'essere subalterna non gli ha impedito di diventare modo abituale di considerare la musica nella festa popolare: richiamo, attrazione pura. Questo ricreava la logica della ricerca dei con­senso del pubblico da parte del musicista, cosciente della fun­zione affidatagli: in primo luogo fare cassetta. Ecco che così la festa ha ricalcato la logica borghese del consumo, della cultu­ra; della mercificazione come sua unica possibilità di sopravvivenza. Tutto é monetizzato, ci sono così artisti più noti, meno noti, che richiamano, che non richiamano e su questa base hanno diritto a più o meno alte retribuzioni ( la domanda e l'offerta). Perché tutto questo? Secondo me le ragioni fondamentali sono due: la prima é la mancanza di una politica culturale organica da parte della nuova sinistra e del movimento, per cui le feste e i concerti diventano momenti epi­sodici e altrettanto episodiche ed empiriche sono le soluzioni che vi si realizzano. La seconda ra­gione è la mancanza di chiarezza da parte dei musicisti che, se anche singolarmente o in gruppi hanno elaborato e fatto esperienze anche nuove e signifi­cative,non sono riusciti veramente a realizzare un'istanza collettiva nella quale il confronto delle diverse realtà portasse ad un rapporto costante e organiz­zato nei confronti, e dentro, il movimento. Non credo che il dibattito sul­la politica e la musica, sul loro rapporto e sulla creatività possa approdare a risultati positivi se manca l'apporto costante e collettivo di chi lavora nell'ambito musicale. E’ necessario quindi che í musicisti si diano queste strutture di dibattito e di intervento nelle quali il proprio ruolo di tecnici cominci a sfrondarsi dalle mitologíe sull'artista "creatore" individuale, sulla concorrenza nella ricerca del consenso facile, per iniziare a liberare se stessi per poi contribuire a liberare il pubblico. Il primo discorso da affrontare e focalizzare nel rapporto tra musicista e movimento è che il musicista; come ruolo; è una contraddizione vivente: contrad­dizione tra l'appartenenza della musica, come linguaggio e come prodotto sociale, a tutto il prole­tariato, e la reale gestione di questa da parte di pochi. E’una contraddizione che è necessario risolvere e non supe­rare negandola; poiché non basta dire che la musica è di tutti perché tutti facciano della musi­ca . Così come non basta fare mu­sica per tutti, “servire ... il pubblico", poiché è una mistifica­zione come altrettanto mistificante e è pericoloso può essere per i musicisti arrivare a negarsi poiché ci si sente "espropriatori". Il musicista, se ha un rapporto serio col movimento, non e né un sacerdote, né un ladro, è un operatore, uno stimolatore di creatività ed è anche una delle avanguardie nella lotta per la riappropriazione della musica da parte delle masse. Dall'altra parte le organizzazioni e il movimento devono sti­molarsi ad un nuovo rapporto con la musica, con tutta la cul­tura. Come affrontare concreta­mente nelle feste questi problemi, non è semplice. Organizzando le feste bisognerà coinvolgere direttamente tutti quelli che vi lavorano, gestirla insieme ai musicisti, agli attori, agli artisti per stimolarsi a vicenda e per non considerare gli spettacoli musicali o teatrali conte appen­dice, tutta finalizzata alla riuscita economica e di massa della festa. Puntare su una presenza degli artisti non solo in funzione stretta del loro spettacolo ma al­l’interno della festa come mo­mento complessivo di dibattito di creatività, di lotta e di gioia. Il rapporto con questi compa­gni artisti dovrebbe essere impo­stato con la massima serietà e serenità.' Il palco non è né un trono né un ghetto: è una struttura funzionale che va utilizzata oppor­tunamente, non è indiscutibile luogo di spettacolo, ma non è neanche un mostro a cinque teste. Bisogna sapersi escludere da ogni mistica, positiva o negativa. Ma una cosa di cui artisti e mo­vimento dovranno tener conto è la qualità; troppe volte è bastato lo sventolio di una bandiera ros­sa o lo stringersi di un pugno per rimanerne abbagliati, di­menticando quello che realmente ci era stato offerto. La qualità non è l'unico e solo fine da perseguire, ma e uno dei più importanti poiché un artista che lavora sulla qualità mostra già di avere rispetto per il pubblico per il popolo. Le feste devono rispecchiare la lotta per la trasfor­mazione della musica o addirittura bisogna partire da queste feste popolari per proporre nel concreto nuovi modi, nuovi ruoli e nuovi linguaggi per la musica. Nuovi modi di produzione e di utilizzazione perchè non posso­no esistere solo modi congeniali al sistema: nuovi ruoli: perché la musica cessi di essere solo colonna sonora del quotidiano, per diventare veramente strumento della creatività; nuovi linguaggi: perché la creatività che essa deve poter esprimere è inesauribile Poiché la festa non è e non ­deve essere momento staccato dalla nostra realtà, episodio, questi discorsi devono diventare si patrimonio delle feste popolari che faremo ma altresì uscire da queste per continuare nelle lotte che tutti i giorni portiamo avanti. La festa è un momento di gioia nella lotta e la vita de deve es­sere lotta per la gioia, Claudio Fucci

Articoli

Musica “varia” da sottofondo e musica “colta” per le rubriche, Una logica non più praticabile per le radio democratiche.
Il quotidiano dei lavoratori il 5 maggio 1977 pag. 6


Musica per sviluppare un’ideologia di classe.
Nelle radio democratiche la musica deve uscire dai ghetti e dalla casualità delle scelte. Il quotidiano dei Lavoratori 5 maggio 1977


Speranze e proposte per andare avanti
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Speranze e proposte per andare avanti
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Conservatorio: “qualcosa cambia”
Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6


Il Canzoniere del Lazio
Quotidiano dei Lavoratori 17 aprile 1977 pa. 6


Le Multinazionali e le esperienze autogestite : due facciate del disco
Quotidiano dei Lavoratori 19 maggio 1977


Musica e feste: costruiamo un rapporto nuovo oppure faremo la festa alla nostra musica.
Quotidiano dei Lavoratori 22 aprile 1977 pa. 6


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