Musica e feste: costruiamo un rapporto nuovo oppure faremo la festa alla nostra musica.
La difficoltà di un rapporto reale, non opportunista, tra i musicisti e il movimento, è un nodo che soffoca tutta una serie di discorsi e iniziative anche positive come le feste popolari. I banchetti dei panini, dei libri, i programmi improvvisati e contraddittori, i dibattiti con gli artisti sempre evasi o, nella migliore delle ipotesi, evasivi; tutte queste cose e altro ancora ci fanno riflettere e ribadire che non è fatica sprecata riaprire un dibattito su cose dette e ripetute ma mai messe in pratica veramente.
Festa vuoi dire certamente socializzazione, aggregazione, stare insieme; parlare del ruolo che 1a musica ha avuto e deve avere nello stare insieme in maniera nuova e alternativa vuol dire parlare del ruolo della musica e dei musicisti nei confronti deil movimento e delle feste.
Fino ad oggi la musica è stata un po' l'elemento aggregante per antonomasia nelle feste, quello capace di richiamare i compagni, facendoli smettere, almeno per un po' di peregrinare tra í banchetti della festa, per raccogliersi tutti insieme attorno al palco “centro di tutto”.
Non c'era dibattito o situazione che potesse competere con la musica come momento catalizzante della festa; ma essere capaci di riunirsi tutti solo per ascoltare per consumare dei suoni é un modo di stare insieme in maniera ancora subalterna.
L'essere subalterna non gli ha impedito di diventare modo abituale di considerare la musica nella festa popolare: richiamo, attrazione pura. Questo ricreava la logica della ricerca dei consenso del pubblico da parte del musicista, cosciente della funzione affidatagli: in primo luogo fare cassetta. Ecco che così la festa ha ricalcato la logica borghese del consumo, della cultura; della mercificazione come sua unica possibilità di sopravvivenza. Tutto é monetizzato, ci sono così artisti più noti, meno noti, che richiamano, che non richiamano e su questa base hanno diritto a più o meno alte retribuzioni ( la domanda e l'offerta).
Perché tutto questo? Secondo me le ragioni fondamentali sono due: la prima é la mancanza di una politica culturale organica da parte della nuova sinistra e del movimento, per cui le feste e i concerti diventano momenti episodici e altrettanto episodiche ed empiriche sono le soluzioni che vi si realizzano. La seconda ragione è la mancanza di chiarezza da parte dei musicisti che, se anche singolarmente o in gruppi hanno elaborato e fatto esperienze anche nuove e significative,non sono riusciti veramente a realizzare un'istanza collettiva nella quale il confronto delle diverse realtà portasse ad un rapporto costante e organizzato nei confronti, e dentro, il movimento.
Non credo che il dibattito sulla politica e la musica, sul loro rapporto e sulla creatività possa approdare a risultati positivi se manca l'apporto costante e collettivo di chi lavora nell'ambito musicale.
E’ necessario quindi che í musicisti si diano queste strutture di dibattito e di intervento nelle quali il proprio ruolo di tecnici cominci a sfrondarsi dalle mitologíe sull'artista "creatore" individuale, sulla concorrenza nella ricerca del consenso facile, per iniziare a liberare se stessi per poi contribuire a liberare il pubblico.
Il primo discorso da affrontare e focalizzare nel rapporto tra musicista e movimento è che il musicista; come ruolo; è una contraddizione vivente: contraddizione tra l'appartenenza della musica, come linguaggio e come prodotto sociale, a tutto il proletariato, e la reale gestione di questa da parte di pochi.
E’una contraddizione che è necessario risolvere e non superare negandola; poiché non basta dire che la musica è di tutti perché tutti facciano della musica .
Così come non basta fare musica per tutti, “servire ... il pubblico", poiché è una mistificazione come altrettanto mistificante e è pericoloso può essere per i musicisti arrivare a negarsi poiché ci si sente "espropriatori". Il musicista, se ha un rapporto serio col movimento, non e né un sacerdote, né un ladro, è un operatore, uno stimolatore di creatività ed è anche una delle avanguardie nella lotta per la riappropriazione della musica da parte delle masse.
Dall'altra parte le organizzazioni e il movimento devono stimolarsi ad un nuovo rapporto con la musica, con tutta la cultura.
Come affrontare concretamente nelle feste questi problemi, non è semplice. Organizzando le feste bisognerà coinvolgere direttamente tutti quelli che vi lavorano, gestirla insieme ai musicisti, agli attori, agli artisti per stimolarsi a vicenda e per non considerare gli spettacoli musicali o teatrali conte appendice, tutta finalizzata alla riuscita economica e di massa della festa. Puntare su una presenza degli artisti non solo in funzione stretta del loro spettacolo ma all’interno della festa come momento complessivo di dibattito di creatività, di lotta e di gioia.
Il rapporto con questi compagni artisti dovrebbe essere impostato con la massima serietà e serenità.'
Il palco non è né un trono né un ghetto: è una struttura funzionale che va utilizzata opportunamente, non è indiscutibile luogo di spettacolo, ma non è neanche un mostro a cinque teste.
Bisogna sapersi escludere da ogni mistica, positiva o negativa. Ma una cosa di cui artisti e movimento dovranno tener conto è la qualità; troppe volte è bastato lo sventolio di una bandiera rossa o lo stringersi di un pugno per rimanerne abbagliati, dimenticando quello che realmente ci era stato offerto. La qualità non è l'unico e solo fine da perseguire, ma e uno dei più importanti poiché un artista che lavora sulla qualità mostra già di avere rispetto per il pubblico per il popolo.
Le feste devono rispecchiare la lotta per la trasformazione della musica o addirittura bisogna partire da queste feste popolari per proporre nel concreto nuovi modi, nuovi ruoli e nuovi linguaggi per la musica.
Nuovi modi di produzione e di utilizzazione perchè non possono esistere solo modi congeniali al sistema: nuovi ruoli: perché la musica cessi di essere solo colonna sonora del quotidiano, per diventare veramente strumento della creatività; nuovi linguaggi: perché la creatività che essa deve poter esprimere è inesauribile
Poiché la festa non è e non deve essere momento staccato dalla nostra realtà, episodio, questi discorsi devono diventare si patrimonio delle feste popolari che faremo ma
altresì uscire da queste per continuare nelle lotte che tutti i giorni portiamo avanti.
La festa è un momento di gioia nella lotta e la vita de deve essere lotta per la gioia,
Claudio Fucci
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Musica “varia” da sottofondo e musica “colta” per le rubriche, Una logica non più praticabile per le radio democratiche. Il quotidiano dei lavoratori il 5 maggio 1977 pag. 6
Musica per sviluppare un’ideologia di classe. Nelle radio democratiche la musica deve uscire dai ghetti e dalla casualità delle scelte.
Il quotidiano dei Lavoratori 5 maggio 1977
Speranze e proposte per andare avanti Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6
Speranze e proposte per andare avanti Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6
Conservatorio: “qualcosa cambia” Quotidiano dei lavoratori. 14 aprile 1977 pag.6
Il Canzoniere del Lazio Quotidiano dei Lavoratori 17 aprile 1977 pa. 6
Le Multinazionali e le esperienze autogestite : due facciate del disco Quotidiano dei Lavoratori 19 maggio 1977
Musica e feste: costruiamo un rapporto nuovo oppure faremo la festa alla nostra musica. Quotidiano dei Lavoratori 22 aprile 1977 pa. 6
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