2006 - Movimenti PROG - Recensione Synkretiko
Voto medio: (7.5)
Recensito da Daniele Cutali
Cantautorato e rock... sincretici.
Tra i cantautori che negli anni '70 appartenerono in latere al filone progressivo italiano, per le loro tematiche testuali ma anche per le sfumature musicali più impegnate, Claudio Fucci fu uno dei suoi rappresentanti più significativi insieme al compianto Gianni D'Errico, Simon Luca, Claudio Lolli, Riccardo Zappa, e ai primi Fossati e Finardi, che fu produttore di Fucci stesso.
Unico cantautore della mitica etichetta Trident, Fucci pubblicò un solo album solista omonimo nel '74 e le musiche dello spettacolo “Peter Pan nei Giardini di Kensington” a metà degli anni '80, insieme a Enzo Ruffo. Si ritirò quindi dalle scene ma continuò a comporre musica. Torna dopo trentuno anni dal suo primo disco con questo “Synkretiko” inciso per la label Vinyl Magic riportata in auge recentemente da Matthias Scheller, direttore artistico dell'etichetta BTF Italy.
Ideale proseguimento del suo primo album, Fucci torna a fare il cantastorie folk e country in un panorama cantautorale italiano ormai morente, con qualche episodio anche molto interessante.
Poesia da raccontare attorno al fuoco in un virtuale panorama da film western che può essere scomodo e graffiante nell'immaginario italiano, ma che invece smuove le acque di visuali fin troppo stagnanti. Un cowboy che cavalca le strade del presente e del futuro tricolore facendo un tuffo in sonorità del passato, con un cavallo che viaggia attraverso le praterie delle giungle metropolitane.
Eugenio Finardi da ospite fa capolino in “Il Silenzio e il Tuono”, con la sua ruvida voce a dare accelerazione e solidità a un bel brano da prateria di cemento. L'affetto per l'amico a suo tempo da lui prodotto è evidente. L'altro ospite importante è Marco Ferradini nella sofisticata “Come Un Poeta”. Delicatezza jazzy cesellata in un'atmosfera soffice, ovattata e fumosa da night. Il duetto botta e risposta tra i due cantautori su un magico pianoforte volitivo è da incorniciare.
Sentimento e nostalgia in “Via C. Baroni”, voce, chitarra, pianoforte, una bella apertura di synth, batteria con uno struggente assolo di sax ricordando la via di Milano in cui Fucci ha passato l'adolescenza piena di ricordi. Qui c'è tutto il feeling di un ottimo esempio di cantautore come dovrebbero essercene al giorno d'oggi al posto di tanti altri blasonati cantantucoli che riempiono gli stadi.
Groove funky e bluesy per “Gabbie”, il brano più vicino al rock dell'album con forti ingressi di organo che s'intreccia col sax, stacchi di batteria energici e un assolo di chitarra finale tirato e struggente. Fucci in questi trent'anni non ha senz'altro perso lo smalto compositivo. Altri eccezionali ospiti musicisti arricchiscono questo grande ritorno, come i suoi amici degli anni '70 Attilio Zanchi e Walter Calloni.
Come suggerisce il titolo dell'album, Fucci unisce con un perfetto sincretismo il più classico cantautorato italiano con il feeling, il groove, la sanguignità del rock e del country. Ottimo e raffinato.