2006 - Contrappunti- Recensione Synkretiko
La chiave sta tutta qua: «Nella mia mente scariche di nostalgia confusamente vibrano in armonie» (Il silenzio e il tuono). Claudio Fucci, colui che aprì l'happening di Parco Lambro con l'inno Voglia di libertà, ritorna a oltre 30 anni di distanza (il suo primo LP uscì nel 1974 per la Trident) con Synkretiko. Un titolo, una garanzia che sa di voglia di confronto, di comunicazione e di racconti vissuti. Un CD che parla del passato, pur non essendo necessariamente nostalgico, un diario sonoro e cantato di e da un'esperienza talvolta engagé ancora capace di regalare semi verbali ricchi di valori.
Claudio Fucci non si è mai definito un cantautore, né tantomeno un cantante, semmai un "ricercatore di parole che suonano e di suoni che sappiano parlare" e qui arriviamo subito a quello che parrebbe un difetto ineludibile di Synkretiko: la voce. Certamente personale, insolita, a suo modo originale, ma per nulla valorizzata dall'incisione, che ne ha assecondato la bassa dinamica al limite del sussurro. Gli strumenti spesso tendono a sopraffarla, ne esaltano - ahimè - la debolezza, quando sarebbe stato necessario scorgerne la forza nella pacata trazione emotiva. Un autentico peccato, perché i testi risultano assai ricercati, raffinati, ricchi di guizzi poetici; la musica è "buona", nel senso che si passa dalla semplicità più popular (Graffiti italiani) a suggestioni tropical jazz (Come un poeta), dal postrock alla Battiato anni Novanta (La pace) a quello più orecchiabile in salsa latina (Gabbie). I musicisti sono amici e che amici. E che musicisti: parliamo di Walter Calloni (uno dei migliori
batteristi italiani, session man di antico pelo e drummer in band come Area e PFM), Attilio Zanchi (vecchia conoscenza di Maad e di Come le Foglie al contrabbasso), Dario Guidotti (sassofonista dei Jumbo), Claudio Lugli e Giancarlo Galli (Come le Foglie), sino alle due guest star Eugenio Finardi (una prova blues in Il silenzio e il tuono) e Marco Ferradini. Insomma, tutti gli elementi concorrono di sicuro ad offrire un prodotto di facile e intelligente fruibilità; Fucci, non sarà un "cantante" e non lo vuole essere, ma è un autore validissimo, erroneamente sottovalutato, con alcuni numeri "musicali" (e non solo testuali) per nulla trascurabili. Niente di trascendentale, ma quando la fluidità dell'alchimia verbale si sposa con alcune naturali intuizioni armoniche, il risultato si sente. In Synkretiko si parla di sogni, io ho il mio: offrire Approdare ad un'interprete femminile in grado di esaltarne l'ordito (mi viene in mente Antonella Ruggero). Chissà che ne penserebbe il signor Fucci?
Riccardo Storti